Tra San Fiorenzo (Saint-Florent) e la foce dell’Ostriconi, le Agriate coprono 15.000 ha di colline di macchia, rocce e calette, senza abitazioni recenti né strade asfaltate fino al mare. Le chiamano «deserto», ma la parola è affrettata: queste terre sono state coltivate e usate come pascolo per secoli.
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Una terra di pastori e contadini
Dal Neolitico a oggi, allevatori e contadini dei paesi vicini (Giunsani, Ascu, Nebbiu, Capo Corso) hanno occupato le Agriate a stagioni. Ne restano muretti, aie per la trebbiatura e pagliaghji, i pagliai in pietra a secco dove si riparavano i pastori. Quelli di Ghignu sono stati restaurati. Ai margini del sito si coltivano ancora vigne, prati e ulivi. Oggi più di un terzo delle Agriate appartiene al Conservatoire du littoral, e il territorio si estende su quattro comuni.
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Le spiagge delle Agriate
La costa conta 37 km di calette e spiagge di sabbia bianca, da est a ovest:
- il Lotu, la più vicina a San Fiorenzo, con un pontile dove attraccano le barche;
- Saleccia, più di un chilometro di sabbia orlata di pini, l’unica spiaggia del sito dove si trova acqua potabile;
- Ghignu e Malfalcu, più isolate, raggiungibili dalla pista del colle di Vezzu o a piedi;
- l’Ostriconi, alla foce del fiume, sul lato di Isola Rossa, raggiungibile a piedi dalla vecchia strada.
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Perché andarci
Perché è la costa più selvaggia del nord dell’isola, e per raggiungerla serve un po’ di fatica. Il compromesso migliore è l’andata a piedi fino al Lotu lungo il sentiero costiero e il ritorno in barca: una giornata piena, senza guidare sulla pista. A luglio e ad agosto Saleccia e il Lotu richiamano gente dal mare; a maggio, giugno e settembre ci sarai quasi da solo, con un caldo sopportabile sul sentiero.