Guida di viaggio della Corsica
Cultura

Le espressioni corse

Bonghjornu, aiò, babin, toccu de macu: le parole corse del viaggio, quelle del francese parlato sull’isola, qualche proverbio che fa sorridere e gli insulti da conoscere senza usarli.

7 min di lettura Aggiornato il 30 ottobre 2026
Le case e la chiesa di Nonza viste dall’altoFoto: SlimMars 13 / Pexels

Bastano poche parole di corso per salutare, ringraziare o capire una carta. Le forme e le traduzioni qui sotto vengono da Infcor, la banca dati della lingua corsa dell’ADECEC; possono variare da una zona all’altra. Le parole del francese parlato in Corsica, invece, sono verificate in almeno due fonti, elencate in fondo alla pagina.

Qualche base di pronuncia

In corso la fine delle parole è spesso poco marcata, e la «u» si pronuncia come in italiano. Alcune consonanti cambiano suono secondo la loro posizione nella frase (si parla di mutazioni), e la pronuncia varia da una microregione all’altra: nella parlata del Taravo, per esempio, la «ll» si pronuncia «dd».

Parole ed espressioni corse di base

ItalianoCorso
Sìiè
Noinnò
Benvenutobenvenutu
Buongiornobonghjornu
Buonaserabonasera
Buonanottebonanotte
Arrivederciavvedeci
Graziegrazie
Salute!salute!
Scusarescusà
Mangiaremanghjà
Benebè
Comecumu
Amicoamicu
Macchiamachja
Canto polifonico a tre vocipaghjella

Per chiedere come va in corso si sente spesso «Cumu và?», con la risposta «Và bè» (va bene).

Va bè e babin, la punteggiatura bastiese

Và bè significa «va bene»: in Infcor bè vuol dire «bene». Pronunciato alla bastiese, diventa babin. Detto in tono interrogativo, significa «tutto bene?». Il più delle volte è un’interiezione: la si butta lì a ogni piè sospinto per esprimere sorpresa o stupore, spesso preceduta da un «bouh». Torna così spesso che finisce per dare il ritmo alla conversazione, come un punto esclamativo.

I nomi corsi nella toponomastica

Queste parole ricorrono sulle carte e sui cartelli dei sentieri:

CorsoSignificato
boccapasso (anche: bocca, ingresso)
caputesta, capo
lavulago
pentapendio
pentonegrosso masso
focepasso, foce
carrughjuvia
piscia, spisciapiccola cascata, cascata
serracatena montuosa
castagnucastagno
liccetulecceta, bosco di lecci
ind’èda, presso, in

I corsicismi: le parole corse del francese parlato in Corsica

Il francese parlato in Corsica è pieno di parole corse. Ecco quelle che sentirai più spesso.

Muntà a sega

In Infcor, «muntà a sega» significa ingannare qualcuno, prenderlo in giro a parole. Un montasega è uno sbruffone, un fanfarone. Nel francese di Corsica si dice anche «monter la sega»: diffida se ti raccontano una storia troppo bella.

Macagna

La macagna è la burla, lo scherno: prendere in giro con garbo gli altri e se stessi fa parte della conversazione.

Pinzutu

Letteralmente «appuntito»: è così che si chiama un francese del continente. La parola è un po’ spregiativa; meglio non usarla tu stesso.

Aiò!

«Andiamo!», «sbrighiamoci!»: si sente per mettere fretta a qualcuno o per incoraggiarlo.

Avà

«Adesso», «ora». A voce si usa anche per esprimere sorpresa, nel senso di «non è possibile!».

Chè

«Che», «cosa». A voce serve anche a chiamare qualcuno a testimone.

Macu, toccu de macu

Soprattutto ad Ajaccio, macu indica ciò che è bello, ciò che piace. «C’est toccu de macu» significa è fantastico. La parola non è in Infcor: appartiene al gergo locale.

Goffu

In Infcor goffu significa brutto (goffa al femminile). Nel francese di Corsica si usa anche per una persona sciocca o una situazione sgradevole: «Comme il est goffu, ce mur!» (quanto è brutto, questo muro), «Tu es goffu, tu m’as fait peur!» (che sciocco, mi hai fatto paura).

Doumé

Doumé è Dominique. Il nome si dice Dumènicu in corso (in italiano Domenico), e il suo diminutivo Dumè si scrive anche «Doumé». Se ti parlano di Doumé, si tratta quindi di un Dominique, non di un’espressione.

Se prendre une chapatte

Una chapatte è una sculacciata, o più in generale uno schiaffo, una sberla. La parola viene dal corso sciappata, la sculacciata, a sua volta derivato da sciappa, la natica. «Se prendre une chapatte» significa quindi prendersi una punizione, buscarle.

Strega, stragna

Queste parole si usano per indicare una persona strana o antipatica, una «strega». Sono parole d’uso, assenti da Infcor in questa forma: il verbo stregà significa stregare, e lo straniero si dice stranieru.

Espressioni corse divertenti

L’umorismo corso ama l’immagine e la formula breve. Queste espressioni e questi proverbi vengono tutti da Infcor.

CorsoTraduzione letteraleSignificato
Goffu cum’è u peccatubrutto come il peccatoper niente bello
Per ellu hè sempre dumenicaper lui è sempre domenicanon lavora mai
Vulè botte piena è moglia briacavolere la botte piena e la moglie ubriacavolere l’impossibile
Esse cum’è a castagna, bella di fora, in dentru macagnaessere come la castagna, bella fuori, guasta dentrol’apparenza inganna
Ùn ci capiscu un accidentenon ci capisco un accidentenon ci capisco niente
Fà a sbaccadarsi delle ariepavoneggiarsi
Pigliassi una sborniaprendersi una sborniabere troppo

Due parole completano il repertorio delle prese in giro. Il puttachju è un pettegolezzo, e il puttachjone la persona che lo mette in giro, una vera portinaia. Una saetta è il fulmine, ma lo si dice anche di un bambino che non sta mai fermo: «istu zitellu hè una saetta» (questo bambino è un fulmine).

Gli insulti e le imprecazioni corse

Come tutte le lingue, il corso ha i suoi insulti e le sue imprecazioni. I più volgari non trovano posto qui; ecco quelli che rischi di sentire, con il loro peso reale.

Gli insulti comuni

CorsoSignificato in InfcorRegistro
tontusciocco, stupido, svitatofamiliare, comune
scemumatto, privo di giudiziofamiliare
lolluidiotafamiliare
bestiastupido, imbecille («sì una bestia»)familiare, può ferire
baullubaule; in senso figurato, babbeo, rimbecillitofamiliare
goffubruttocanzonatorio
montasegasbruffone, fanfaronecanzonatorio
puttachjonepettegolo, chi mette in giro chiacchierecanzonatorio

Tra amici, tontu o goffu si lanciano ridendo, come «idiota» o «quanto sei sciocco» in italiano. Il tono è tutto: la stessa frase, detta a uno sconosciuto, passa per una provocazione.

Le imprecazioni e le maledizioni

Piombu! significa «piombo», ma Infcor lo riporta anche come interiezione di ammirazione, familiare o ironica, che si può tradurre con «perbacco!»; Diavule! (diavolo!) ne è un equivalente. Anche Accidenti!, da accidente, si usa come esclamazione. Saetta, il fulmine, si sente anche come imprecazione di stupore.

Più pesanti sono le maledizioni, che augurano del male a qualcuno. «Ch’ella ti fali una mannaghja» (che ti cada addosso la mannaia) significa «che tu sia maledetto»; «Ch’ellu ti ghjunga un accidente!» augura un colpo apoplettico all’interlocutore. Offendono davvero.

Quando non usarli

Non usare queste parole tu stesso, nemmeno per scherzo. In bocca a un visitatore, un insulto corso suona come una presa in giro della lingua, non come una strizzata d’occhio. Evitali con le persone anziane, in un negozio, al volante o durante una discussione, e non prendere mai di mira la famiglia di qualcuno. Se ti danno del pinzutu o del tontu sorridendo, sorridi anche tu: il più delle volte è macagna.