Bastano poche parole di corso per salutare, ringraziare o capire una carta. Le forme e le traduzioni qui sotto vengono da Infcor, la banca dati della lingua corsa dell’ADECEC; possono variare da una zona all’altra. Le parole del francese parlato in Corsica, invece, sono verificate in almeno due fonti, elencate in fondo alla pagina.
Qualche base di pronuncia
In corso la fine delle parole è spesso poco marcata, e la «u» si pronuncia come in italiano. Alcune consonanti cambiano suono secondo la loro posizione nella frase (si parla di mutazioni), e la pronuncia varia da una microregione all’altra: nella parlata del Taravo, per esempio, la «ll» si pronuncia «dd».
Parole ed espressioni corse di base
| Italiano | Corso |
|---|---|
| Sì | iè |
| No | innò |
| Benvenuto | benvenutu |
| Buongiorno | bonghjornu |
| Buonasera | bonasera |
| Buonanotte | bonanotte |
| Arrivederci | avvedeci |
| Grazie | grazie |
| Salute! | salute! |
| Scusare | scusà |
| Mangiare | manghjà |
| Bene | bè |
| Come | cumu |
| Amico | amicu |
| Macchia | machja |
| Canto polifonico a tre voci | paghjella |
Per chiedere come va in corso si sente spesso «Cumu và?», con la risposta «Và bè» (va bene).
Va bè e babin, la punteggiatura bastiese
Và bè significa «va bene»: in Infcor bè vuol dire «bene». Pronunciato alla bastiese, diventa babin. Detto in tono interrogativo, significa «tutto bene?». Il più delle volte è un’interiezione: la si butta lì a ogni piè sospinto per esprimere sorpresa o stupore, spesso preceduta da un «bouh». Torna così spesso che finisce per dare il ritmo alla conversazione, come un punto esclamativo.
I nomi corsi nella toponomastica
Queste parole ricorrono sulle carte e sui cartelli dei sentieri:
| Corso | Significato |
|---|---|
| bocca | passo (anche: bocca, ingresso) |
| capu | testa, capo |
| lavu | lago |
| penta | pendio |
| pentone | grosso masso |
| foce | passo, foce |
| carrughju | via |
| piscia, spiscia | piccola cascata, cascata |
| serra | catena montuosa |
| castagnu | castagno |
| liccetu | lecceta, bosco di lecci |
| ind’è | da, presso, in |
I corsicismi: le parole corse del francese parlato in Corsica
Il francese parlato in Corsica è pieno di parole corse. Ecco quelle che sentirai più spesso.
Muntà a sega
In Infcor, «muntà a sega» significa ingannare qualcuno, prenderlo in giro a parole. Un montasega è uno sbruffone, un fanfarone. Nel francese di Corsica si dice anche «monter la sega»: diffida se ti raccontano una storia troppo bella.
Macagna
La macagna è la burla, lo scherno: prendere in giro con garbo gli altri e se stessi fa parte della conversazione.
Pinzutu
Letteralmente «appuntito»: è così che si chiama un francese del continente. La parola è un po’ spregiativa; meglio non usarla tu stesso.
Aiò!
«Andiamo!», «sbrighiamoci!»: si sente per mettere fretta a qualcuno o per incoraggiarlo.
Avà
«Adesso», «ora». A voce si usa anche per esprimere sorpresa, nel senso di «non è possibile!».
Chè
«Che», «cosa». A voce serve anche a chiamare qualcuno a testimone.
Macu, toccu de macu
Soprattutto ad Ajaccio, macu indica ciò che è bello, ciò che piace. «C’est toccu de macu» significa è fantastico. La parola non è in Infcor: appartiene al gergo locale.
Goffu
In Infcor goffu significa brutto (goffa al femminile). Nel francese di Corsica si usa anche per una persona sciocca o una situazione sgradevole: «Comme il est goffu, ce mur!» (quanto è brutto, questo muro), «Tu es goffu, tu m’as fait peur!» (che sciocco, mi hai fatto paura).
Doumé
Doumé è Dominique. Il nome si dice Dumènicu in corso (in italiano Domenico), e il suo diminutivo Dumè si scrive anche «Doumé». Se ti parlano di Doumé, si tratta quindi di un Dominique, non di un’espressione.
Se prendre une chapatte
Una chapatte è una sculacciata, o più in generale uno schiaffo, una sberla. La parola viene dal corso sciappata, la sculacciata, a sua volta derivato da sciappa, la natica. «Se prendre une chapatte» significa quindi prendersi una punizione, buscarle.
Strega, stragna
Queste parole si usano per indicare una persona strana o antipatica, una «strega». Sono parole d’uso, assenti da Infcor in questa forma: il verbo stregà significa stregare, e lo straniero si dice stranieru.
Espressioni corse divertenti
L’umorismo corso ama l’immagine e la formula breve. Queste espressioni e questi proverbi vengono tutti da Infcor.
| Corso | Traduzione letterale | Significato |
|---|---|---|
| Goffu cum’è u peccatu | brutto come il peccato | per niente bello |
| Per ellu hè sempre dumenica | per lui è sempre domenica | non lavora mai |
| Vulè botte piena è moglia briaca | volere la botte piena e la moglie ubriaca | volere l’impossibile |
| Esse cum’è a castagna, bella di fora, in dentru macagna | essere come la castagna, bella fuori, guasta dentro | l’apparenza inganna |
| Ùn ci capiscu un accidente | non ci capisco un accidente | non ci capisco niente |
| Fà a sbacca | darsi delle arie | pavoneggiarsi |
| Pigliassi una sbornia | prendersi una sbornia | bere troppo |
Due parole completano il repertorio delle prese in giro. Il puttachju è un pettegolezzo, e il puttachjone la persona che lo mette in giro, una vera portinaia. Una saetta è il fulmine, ma lo si dice anche di un bambino che non sta mai fermo: «istu zitellu hè una saetta» (questo bambino è un fulmine).
Gli insulti e le imprecazioni corse
Come tutte le lingue, il corso ha i suoi insulti e le sue imprecazioni. I più volgari non trovano posto qui; ecco quelli che rischi di sentire, con il loro peso reale.
Gli insulti comuni
| Corso | Significato in Infcor | Registro |
|---|---|---|
| tontu | sciocco, stupido, svitato | familiare, comune |
| scemu | matto, privo di giudizio | familiare |
| lollu | idiota | familiare |
| bestia | stupido, imbecille («sì una bestia») | familiare, può ferire |
| baullu | baule; in senso figurato, babbeo, rimbecillito | familiare |
| goffu | brutto | canzonatorio |
| montasega | sbruffone, fanfarone | canzonatorio |
| puttachjone | pettegolo, chi mette in giro chiacchiere | canzonatorio |
Tra amici, tontu o goffu si lanciano ridendo, come «idiota» o «quanto sei sciocco» in italiano. Il tono è tutto: la stessa frase, detta a uno sconosciuto, passa per una provocazione.
Le imprecazioni e le maledizioni
Piombu! significa «piombo», ma Infcor lo riporta anche come interiezione di ammirazione, familiare o ironica, che si può tradurre con «perbacco!»; Diavule! (diavolo!) ne è un equivalente. Anche Accidenti!, da accidente, si usa come esclamazione. Saetta, il fulmine, si sente anche come imprecazione di stupore.
Più pesanti sono le maledizioni, che augurano del male a qualcuno. «Ch’ella ti fali una mannaghja» (che ti cada addosso la mannaia) significa «che tu sia maledetto»; «Ch’ellu ti ghjunga un accidente!» augura un colpo apoplettico all’interlocutore. Offendono davvero.
Quando non usarli
Non usare queste parole tu stesso, nemmeno per scherzo. In bocca a un visitatore, un insulto corso suona come una presa in giro della lingua, non come una strizzata d’occhio. Evitali con le persone anziane, in un negozio, al volante o durante una discussione, e non prendere mai di mira la famiglia di qualcuno. Se ti danno del pinzutu o del tontu sorridendo, sorridi anche tu: il più delle volte è macagna.



