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Cultura

Canti, musica e polifonia corsa

Paghjella, chjam’ è rispondi, canzoni famose, gruppi e strumenti: il canto e la musica corsi, e dove ascoltarli.

6 min di lettura Aggiornato il 30 ottobre 2026
L’interno di una chiesa di Nonza, con gli affreschi e le statueFoto: SlimMars 13 / Pexels

Il canto corso

Il canto corso è una tradizione orale nata nella società di paese, dove accompagnava il lavoro, le feste, le funzioni religiose e i lutti. Si distingue il canto a una voce (monodico), come il lamentu, il voceru o la nanna, dal canto polifonico, a più voci, la cui forma più nota è la paghjella. A seconda delle zone, il canto di chiesa resta più spesso monodico o diventa polifonico.

Il cantu in paghjella, patrimonio dell’UNESCO

Nel 2009 l’UNESCO ha iscritto il cantu in paghjella, «canto secolare e liturgico di Corsica di tradizione orale», nella lista del patrimonio culturale immateriale che necessita di urgente tutela. È un canto a cappella, in corso, in sardo, in latino o in greco, che si sente al bar o in piazza, durante le feste e le fiere agricole, come alla messa e durante le processioni. La trasmissione passava dalle funzioni religiose, poi dal coro parrocchiale.

La tutela è definita urgente perché la trasmissione tra generazioni è molto calata, i giovani lasciano i paesi e il repertorio si impoverisce. La paghjella rischia anche di ridursi a un prodotto turistico.

I diversi canti corsi

La paghjella

La paghjella si canta a cappella, a tre voci, su testi profani o religiosi. Secondo l’UNESCO, le voci entrano sempre nello stesso ordine: prima la segonda, che porta la melodia, poi il bassu, la voce grave che la sostiene, e infine la terza, la più acuta, che orna il canto con i suoi ribuccati. Ogni strofa conta sei versi di otto sillabe, e il canto dura in genere meno di due minuti.

Il chjam’ è rispondi

Due cantori si sfidano e si rispondono in versi improvvisati, su un tema a volte del tutto ordinario. La gara continua finché uno dei due non trova più la risposta. Lo si sente ancora nelle fiere e nelle feste di paese. Il chjam’ è rispondi è stato iscritto dal ministero della Cultura francese nell’inventario nazionale del patrimonio culturale immateriale.

I terzetti

Un altro canto polifonico a tre voci, costruito in strofe di tre versi.

Il lamentu e il voceru

Il lamentu è un lamento cantato da una sola voce: amore infelice, esilio, sofferenza, morte. Il voceru è il canto funebre improvvisato durante la veglia di un defunto.

A nanna

La ninna nanna corsa, cantata per addormentare i bambini.

A tribbiera

Il canto di lavoro della trebbiatura del grano, sull’aia.

Il riacquistu: la rinascita del canto corso negli anni Settanta

All’inizio degli anni Settanta la polifonia era quasi scomparsa. Il riacquistu, la «riappropriazione» della lingua e della cultura corse negli anni Settanta e Ottanta, l’ha rimessa in circolazione.

Il gruppo Canta u Populu Corsu, nato in quegli anni, ha portato questo movimento sul palco e su disco. Tra i fondatori ci sono due voci che hanno poi fatto conoscere la musica corsa, Petru Guelfucci e Jean-Paul Poletti.

Canto sacro e confraternite

Le confraternite sono associazioni di laici legate a una chiesa o a una cappella. Si occupano del canto liturgico e organizzano le processioni. La loro rinascita è legata a quella del canto: il repertorio sacro polifonico ha fatto da collante per la loro ricostruzione, e alcune compongono oggi nuovi canti in corso. Sull’isola se ne contano un centinaio circa.

La Settimana santa è il momento in cui si sentono di più. Secondo l’Agence du tourisme de la Corse, il Catenacciu percorre Sartena (Sartène) la sera del Venerdì santo, le cinque confraternite di Bonifacio sfilano in processione nella città alta, la Cerca collega i paesi intorno a Erbalunga la mattina del Venerdì santo, e la Granitola si svolge a Calvi. Vedi visitare Sartena e visitare Bonifacio.

Canzoni corse famose

Diu vi salvi Regina

Il canto più conosciuto dell’isola è il Diu vi salvi Regina (si scrive anche Dio vi salvi Regina). È un canto mariano, attribuito a san Francesco de Geronimo e composto in Italia verso il 1675, diventato l’inno della Corsica. Viene eseguito all’apertura di alcune sessioni dell’Assemblea di Corsica. La tradizione ne fa il canto che chiamava a raccolta gli insorti riuniti a Corte nel 1735, ma nessun archivio lo conferma.

O Ciucciarella

Questa canzone compare nel primo disco di Tino Rossi, registrato per Parlophone, spesso presentato come il primo disco di canzoni corse.

Corsica

Scritta da Petru Guelfucci su musica di Christophe Mac-Daniel, ha dato il titolo all’album Corsica (1991), disco d’oro in Québec nel 1993. Nato a Sermano, Petru Guelfucci, che si era impegnato per l’iscrizione della paghjella all’UNESCO, è morto nel 2021.

Le canzoni corse all’Eurovision

Due canzoni hanno portato la Corsica all’Eurovision. Nel 1993 Patrick Fiori ha cantato Mama Corsica per la Francia, in francese con frasi in corso, e si è classificato quarto. Nel 2011 Amaury Vassili ha cantato Sognu, interamente in corso, e si è classificato quindicesimo.

Musica corsa: i gruppi noti

I gruppi seguenti sono ancora in attività, con concerti o trasmissioni tra il 2024 e il 2026.

  • A Filetta, fondato nel 1978 in Balagna (Balagne), apre ogni serata delle Rencontres di Calvi; il suo ultimo album, I balconi, è del 2023.
  • I Muvrini, di Tagliu-Isulacciu, ha cantato all’Olympia nel marzo 2026 ed è in tournée fino a maggio 2027.
  • Canta u Populu Corsu e Voce Ventu erano nel cartellone di Corsu Mezu Mezu, trasmesso su France 3 nel 2026; Voce Ventu ha festeggiato i suoi trent’anni su ViaStella.
  • Jean-Paul Poletti dirige il Chœur d’hommes de Sartène, che ha cantato a Parigi nel dicembre 2025.
  • L’Arcusgi ha festeggiato i suoi quarant’anni nel 2024.

Altri gruppi hanno segnato la polifonia, come I Chjami Aghjalesi, Tavagna e Barbara Furtuna.

Gli strumenti della musica corsa

Nella musica corsa il canto viene prima degli strumenti, che lo accompagnano soprattutto durante le feste; il violino è frequente. Alcuni strumenti sono tipici dell’isola.

  • La cetera, una cetra a corde pizzicate con otto corde doppie. La sua liuteria, quasi dimenticata, è ripresa alla fine degli anni Settanta.
  • La pifana, un flauto ricavato da un corno di capra.
  • La caramusa, la cornamusa corsa, legata ai pastori e suonata durante le feste.
  • La cialamella, uno strumento a fiato ad ancia, e la pirula, un flauto di canna.
  • La riberbula, della famiglia dello scacciapensieri.

Dove ascoltare i canti polifonici in Corsica

Ogni anno a metà settembre, le Rencontres de chants polyphoniques de Calvi, nate nel 1989 per iniziativa di U Svegliu Calvese e A Filetta, riuniscono nella cattedrale e nella cittadella cori della Corsica e di tutto il mondo. Vedi visitare Calvi.

A luglio il festival Festivoce anima dal 1991 il paese di Pigna, in Balagna: quattro giorni di concerti e laboratori, organizzati dal centro di creazione musicale Voce, riconosciuto centro nazionale di creazione musicale nel 2017.

Durante la Settimana santa, le funzioni e le processioni delle confraternite sono l’occasione per ascoltare il canto sacro nel suo contesto. Nel resto dell’anno i gruppi cantano nelle chiese dei paesi, soprattutto d’estate. I programmi sono pubblicati dagli uffici del turismo.